EDITORIALE
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Il solito Carnevale

elio

 

 

Lo avevamo preannunciato, ma in questo caso non ci voleva una particolare lungimiranza: a 5-6 mesi dalle elezioni ecco i saltimbanchi che cominciano a ballare!!!
Gente sparita nel silenzio per anni, o addirittura mai vista e/o sentita prima, ora, a pochi mesi dalle elezioni, si sente risvegliare la ormai nota “passione civica ad orologeria”.
Essa scocca all’improvviso, quando le varie lobby devono cominciare a scegliere i loro cavalli per garantirsi l’auto-conservazione… e diventa sempre più forte man mano che la paura di perdere posizioni di”controllo” cresce nei soliti potentini di vecchia e/o nuova costruzione.
Quando si vede che movimenti liberi crescono per liberare il paese dai lacci, e presentano uomini e donne “capaci”, ecco che gli artisti della sceneggiata elettorale si mettono al lavoro per costruire carri di cartapesta che ubriachino il cittadino.
Vuoi mettere, il Carnevale!!
Ma come fanno a dedicare giorni interi a presenziare gli angoli della città, quando magari sino a due mesi fa non li trovavi neanche con l’aiuto di un investigatore?
Ma come fanno ad organizzare eventi culturali, politici o artistici, in serie, pur di essere nominati e/o fotografati, quando per anni non hanno fatto nulla … e non sentirsi in imbarazzo??
Ma … un lavoro non ce l’hanno??
E per organizzare tutte queste cose, mentre al contempo non si lavora, hanno messo in conto un rimborso spese post-elettorale di qualche tipo ???
Che domande stupide ….. scusatemi … ma dovrei saperlo .. dovremmo saperlo .. è la vita..  Giusto?
No.
Si’, anzi; perché è carnevale, ed a carnevale ogni scherzo vale!!
Per non disprezzarli profondamente, non si può che riconoscerli: macchiette, maschere buffe e/o tragiche, carri grotteschi, più o meno rumorosi e goffi.
E da oggi il volume sarà sempre più alto, loro diverranno sempre più invadenti, ed aumenteranno i giullari ai quali ora si cominciano a promettere le pagnottine od i teatrini di periferia.
Quanti colori scintillanti e lustrini lucidati, da buffoni sudici di egoismi, grondanti bava al solo udire dello scintillio dei dobloni che il burattinaio sapientemente agita.
Quanta vanità in queste maschere patetiche, lì a studiarsi la posa, con analisi di marketing che devono suggerire il miglior modo per fregarti, ovvero per dargli il voto senza sapere perché.
Il Gatto e la volpe si freneticamente arguiscono, i muli si illuminano di immenso.
Che spettacolo.
E così sia.
Accendiamo i riflettori, anzi no: spegniamo le luci e godiamoci la sfilata, ridiamo alle loro capovolte, sgraniamo gli occhi ai colpi di teatro, restiamo in attesa degli sviluppi sorprendenti delle trame più grottesche.
Quando ci saremo annoiati, in silenzio, senza far rumore andiamo via, al buio, diciamo così, per non dargli dispiacere.
Una volta fuori, immunizzati al teatrino, ritorniamo a pensare alla nostra vita ed a quella dei nostri figli, e, con la certezza che non è più delegabile ai saltimbanchi, potremo fare la scelta giusta.
        

Un pensiero ad una canzone di Jovanotti che non riesco ad evitare che riecheggi dentro di me:

“Non c’è montagna più alta di quella che non scalerò”


  

Un cittadino - bestia  (Elio Schiavone)